.

Click qui per la HOME PAGE dell'ultimo numero ..

DOBBIAMO VOLERE DI PIÙ

Anche se ti siedi sul cavallo rivolto all’indietro, quello continua ad andare avanti.

Proverbio ROM

1Eduardo_GaleanoIn questo numero del Tasso parleremo molto di innovazione e cambiamento: quindi ho pensato di proporvi anch’io un paio di pensierini in merito.

Il primo è che il cambiamento, checché se ne dica, è una bella rottura. Mi viene in mente la famosa frase di Eduardo Galeano: “Quando avevamo tutte le risposte ci hanno cambiato le domande”.

Credo che in questa frase stia il senso del disagio, delle vera sofferenza, che stiamo vivendo da alcuni anni in banca. Noi siamo nel mezzo del processo di cambiamento che sta trasformando le banche da aziende di servizio in aziende commerciali. Un processo iniziato all’inizio degli anni 2000 e ancora in corso. Un processo che costa sangue e lacrime, letteralmente, a noi che eravamo abituati a pensare agli utenti e non ai clienti, ai servizi da offrire e non ai prodotti da collocare. Un processo su cui si è inserita la più profonda e lunga crisi dell’intero sistema economico mondiale che si ricordi. E il processo da vorticoso che era, è diventato una maionese impazzita.

1EduardoDeFilippo_ralfTutti noi, ciascuno nel suo ruolo e con i suoi mezzi, abbiamo serrato le fila. Abbiamo difeso l’occupazione (con pieno successo), provato a ottenere un minimo di adeguamento salariale (più o meno fatto), cercato di assorbire le pesanti ricadute delle riorganizzazioni (con qualche alto e molti bassi). Molti però aspettando inconsciamente che, – come diceva Eduardo (De Filippo, questa volta) – passasse ‘a nuttata. E che il mondo tornasse come quello di prima. Ma la storia non si può mai riavvolgere. Può solo andare avanti. Non necessariamente verso il meglio, ma comunque avanti.

E qui si innesta il secondo pensierino: dobbiamo volere di più. Se il mondo non torna indietro, se bisogna fare i conti con la produttività e – perfino – con Poletti che mette in discussione il collegamento tra salario e orario allora difendere quello che abbiamo non basta più. Gli strumenti che abbiamo, anche se riuscissimo a salvaguardali integralmente per come li abbiamo conosciuti, semplicemente non sarebbero più adeguati ad affrontare la realtà che cambia.

Se siamo in un’azienda commerciale non sarà possibile in nessun modo sottrarsi all’attività di vendita. Ma possiamo e dobbiamo pretendere che siano riconosciute e valorizzate la nostra esperienza, creatività, professionalità. I mille talenti che ciascuno di noi ha. I nostri capi devono essere con noi, al nostro fianco per aiutarci ed ascoltarci. Non sopra di noi con il pallottoliere per contare quante ne hai fatte.

1poletti-2-1In una realtà in cui le esigenze professionali richiedono sempre più impegno personale, competenze, adattabilità, orientamento agli obiettivi, resistenza allo stress è necessario che l’azienda modifichi radicalmente la mentalità. Che sostituisca il coinvolgimento al controllo. L’ascolto alla direttorialità. La flessibilità alla rigidità organizzativa. Che riveda profondamente il proprio metodo commerciale basato su un processo di standardizzazione industriale non applicabile in situazioni di relazione.

Nel contesto attuale flessibilità di mentalità e orario non sono prescindibili. Ma allora la flessibilità deve integrare in un rapporto paritario le esigenze aziendali e quelle del lavoratore. Il part time, le modulazioni di orario, la possibilità di assentarsi per periodi più o meno prolungati, l’attenzione alle esigenze di madri, padri, malati, anziani al lavoro, così come la riduzione della mobilità casa-lavoro e lo smart work devono essere ampliati e diventare strumenti di recupero della qualità della vita dei colleghi almeno quanto lo sono per l’efficienza aziendale.

Gli accordi che abbiamo fatto sono un primo ma importante e strutturato passo in questa direzione. Dovremo farne altri e rivedere tempo per tempo questi. Non solo il mondo cambia, ma lo fa velocemente e gli strumenti di oggi tra un paio d’anni potrebbero già non essere più adeguati. Il processo di contrattazione sarà continuo così come dovrà esserlo il rapporto tra sindacato e colleghi. Solo in questo modo potremo gestire il cambiamento e non essere costretti a rincorrerlo sempre più faticosamente.

Un sereno natale un buon 2016 a tutti noi.

 

Articolo di Paolo Barrera
barrera@fisac.net

 

 

 

 


venerdì 11 dicembre 2015 - Editoriali, Paolo Barrera -
Commenti
Scrivi (e leggi) qui di seguito, commenti, integrazioni, correzioni, notizie ecc. da condividere col mondo, relativamente a questo articolo.

Ecco. Ecco certificata l’onestà intellettuale del sindacato italiano. Ecco il manifesto che alimenta quelli che non sono più dubbi ma certezze. Ecco l’espressione che nessun lavoratore vorrebbe veder scritta e ancor meno pensata: “Ma la storia non si può mai riavvolgere. Può solo andare avanti. Non necessariamente verso il meglio, ma comunque avanti”. Ecco che anche il sindacato si esprime in corretto aziendalese. Ecco che la storia può solo andare avanti e non necessariamente verso il meglio, ma così facendo, certamente, verso il peggio

Credo che la frase “La storia non si può mai riavvolgere. Può solo andare avanti. Non necessariamente verso il meglio, ma comunque avanti” non abbia nulla a che vedere con l’aziendalese. Credo invece che sia la semplice (intellettualmente MOLTO onesta) presa d’atto di una realtà empirica.
La storia, quella “grande”, ha visto sconfiggere molte malattie e determinare un enorme allungamento della vita media. Ma il divario tra ricchi e poveri si è ampliato e la natalità diminuisce. Sono enormente migliorati i sistemi di produzione agricola, ma la fame travaglia milioni di persone e l’inquinamento rischia di rendere inabitabile il pianeta. L’incredibile sviluppo delle possibilità di comunicazione favorisce come non mai la circolazione delle idee, ma i “social” traboccano di frasi fatte, istigazioni all’odio, banalità varie. In questi anni le guerre sono aumentate esponenzialmente e con esse profughi e migrazioni di massa. Di fronte a questi fatti si può negare la realtà, rimpiangere quando si stava peggio, oppure rimboccarsi le maniche, manifestare per il clima, differenziare i rifiuti, favorire il dialogo, accogliere i diversi senza rinunciare ai propri valori.
E’ lo stesso per la storia “piccola”, quella quotidiana. Anche quella relativa alle trasformazioni sociali che incidono sul mondo del lavoro. Non credo si possano “riavvolgere” i bancomat, tornare all’uso esclusivo del contante, cancellare i prodotti finanziari, mettere fuori legge l’home banking, l’e-commerce, gli smart phone. Non sarà possibile non fare i conti con la trasformazione della società postindustriale da una prevalenza di attività manifatturiera alla generalizzazione dell’offetta di servizi differenziati, flessibili e non standardizzati. Di fronte a questi fatti il sindacato che piacerebbe a me, quello che nel mio piccolo cerco di fare io, non è quello che scuote la testa o cerca di riportare indietro l’orologio (semplicemente perché non credo di essere capace di farlo io, visto che non c’è mai riuscito nessuno prima di me), ma che incide sulle trasformazioni, le gestisce, individua strumenti nuovi per mantenere le persone all’interno dei clicli produttivi senza scaricare interamente su di loro il peso dei cambiamenti. Un sindacato che interviene concretamente, che ha idee, che le mette in campo. Un sindacato che modifica la realtà. Un sindacato che cerca di indirizzare la strada per il meglio, giachhè la storia va avanti comunque e da sola non sempre per il meglio.

Chiedo scusa e senza entrare in personale polemica penso che il linguaggio adottato continua ad essere fumoso, poco coinvolgente e non pertinente al rilievo mosso. Forse io sbaglio perché sono un idealista in un mondo in cui gli idealisti hanno vita breve e spesso fanno la fame. Ma non incorro in errore se affermo che, e con certezza, un sindacato che modifica la realtà è un vero sindacato, ma ahimè, non parliamo del sindacato dei giorni nostri.

Pubblica commento

(required)

(obbligatorio)


  • paolo barrera ha detto:

    Credo che la frase “La storia non si può mai riavvolgere. Può solo andare avanti. Non necessariamente verso il meglio, ma comunque avanti” non abbia nulla a che vedere con l’aziendalese. Credo invece che sia la semplice (intellettualmente MOLTO onesta) presa d’atto di una realtà empirica.
    La storia, quella “grande”, ha visto sconfiggere molte malattie e determinare un enorme allungamento della vita media. Ma il divario tra ricchi e poveri si è ampliato e la natalità diminuisce. Sono enormente migliorati i sistemi di produzione agricola, ma la fame travaglia milioni di persone e l’inquinamento rischia di rendere inabitabile il pianeta. L’incredibile sviluppo delle possibilità di comunicazione favorisce come non mai la circolazione delle idee, ma i “social” traboccano di frasi fatte, istigazioni all’odio, banalità varie. In questi anni le guerre sono aumentate esponenzialmente e con esse profughi e migrazioni di massa. Di fronte a questi fatti si può negare la realtà, rimpiangere quando si stava peggio, oppure rimboccarsi le maniche, manifestare per il clima, differenziare i rifiuti, favorire il dialogo, accogliere i diversi senza rinunciare ai propri valori.
    E’ lo stesso per la storia “piccola”, quella quotidiana. Anche quella relativa alle trasformazioni sociali che incidono sul mondo del lavoro. Non credo si possano “riavvolgere” i bancomat, tornare all’uso esclusivo del contante, cancellare i prodotti finanziari, mettere fuori legge l’home banking, l’e-commerce, gli smart phone. Non sarà possibile non fare i conti con la trasformazione della società postindustriale da una prevalenza di attività manifatturiera alla generalizzazione dell’offetta di servizi differenziati, flessibili e non standardizzati. Di fronte a questi fatti il sindacato che piacerebbe a me, quello che nel mio piccolo cerco di fare io, non è quello che scuote la testa o cerca di riportare indietro l’orologio (semplicemente perché non credo di essere capace di farlo io, visto che non c’è mai riuscito nessuno prima di me), ma che incide sulle trasformazioni, le gestisce, individua strumenti nuovi per mantenere le persone all’interno dei clicli produttivi senza scaricare interamente su di loro il peso dei cambiamenti. Un sindacato che interviene concretamente, che ha idee, che le mette in campo. Un sindacato che modifica la realtà. Un sindacato che cerca di indirizzare la strada per il meglio, giachhè la storia va avanti comunque e da sola non sempre per il meglio.

  • Claudio Luigi Zappalà ha detto:

    Chiedo scusa e senza entrare in personale polemica penso che il linguaggio adottato continua ad essere fumoso, poco coinvolgente e non pertinente al rilievo mosso. Forse io sbaglio perché sono un idealista in un mondo in cui gli idealisti hanno vita breve e spesso fanno la fame. Ma non incorro in errore se affermo che, e con certezza, un sindacato che modifica la realtà è un vero sindacato, ma ahimè, non parliamo del sindacato dei giorni nostri.

  • yes-->

    Altri articoli in questa categoria: - INASTRONAVECONME - - Cambiare il cambiamento? - - GLI UNICI LIBRI CHE VEDEVAMO ERANO QUELLI CHE CI TIRAVANO PER SVEGLIARCI - - PRESSIONI COMMERCIALI: GUARDIAMO IN FACCIA LA REALTA' - - Perché ce la faremo. Nonostante la tartiflette… -

    You might also like

    ALLA RICERCA DELL’ESPERTO PERDUTO Dell’indagine sul Nuovo Modello di Servizio che abbiamo terminato a fine maggio, il dato che subito...
    BENVENUTI NEL SECOLO DELLE ILLUSIONI  “Benvenuti nel secolo delle illusioni”, così Biagio Antonacci titola una delle sue canzoni, affrontando...
    Una mail ti cambia la vita Ci sono quelle volte che poi cambia tutto. E' una giornata come un'altra. Hai servito i tuoi clienti,...
    Filiali Flexi e Mail mai inviate Ad inizio febbraio, rientrata dalle mie ferie lunghe, sono passata a trovare i colleghi e le colleghe...

    Articoli collegati che potrebbero interessarti: - INASTRONAVECONME-- Cambiare il cambiamento?-- GLI UNICI LIBRI CHE VEDEVAMO ERANO QUELLI CHE CI TIRAVANO PER SVEGLIARCI-- PRESSIONI COMMERCIALI: GUARDIAMO IN FACCIA LA REALTA'-- Perché ce la faremo. Nonostante la tartiflette…-
    I diritti di autore del personaggio "Tasso" sono di Gianfranco Goria.



    Registrati  |  Collegati
    E se volete rilassarvi un poco, fate click qui di seguito...