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Non è un gioco… ma diverte

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“Se io lavoro è perché non so che fare” diceva una vecchia canzone delle Orme. Ma se negli anni Settanta l’opulenta onda lunga del boom economico rendeva possibile esprimere simili paradossi, oggi, come sappiamo, le cose sono ben diverse. Oggi l’alternativa alla disoccupazione è sempre più spesso l’accettazione di posti sottopagati, mansioni e orari quasi “schiavili”, atteggiamenti opprimenti e ricattatori. Ne sono ben consci gli autori di A game (this is not), cortometraggio realizzato da alcuni compagni della FISAC CGIL (di Torino) negli ultimi mesi.

Il corto, interamente autoprodotto (ossia ‘a budget 0’, come si dice ndr) e girato a Torino con mezzi ‘poveri’, racconta infatti la storia di un moderno alchimista messo di fronte a una alternativa drammatica: è meglio far parte degli Occupati, privilegiati perché percettori di reddito ma condannati all’omologazione e al conformismo dall’onnipresente macchina burocratica, che li contrassegna con un Simbolo di Appartenenza da esibire cucito al petto, oppure essere uno degli Esclusi, malvestiti e senza un impiego fisso, che vivacchiano barcamenandosi tra attività saltuarie, mense dei poveri e malaffare? Il nostro detesta entrambe le condizioni e perciò – essendo come detto una specie di stregone – progetta di infondere la vita in un manichino che, in sua vece, si procuri il Simbolo di Appartenenza e un posto di lavoro. Alla fine gli esseri artificiali che animerà con il rito cabalistico del golem saranno due, ma le cose non andranno esattamente come aveva sperato…

La pellicola è diretta da Alex Ragona, regista teatrale che spesso ‘sconfina’ nella settima arte, si basa sulla sceneggiatura di Gianfranco Chiale, che è anche co-autore della colonna sonora. Il corto ha ottenuto il patrocinio del Comune di Torino ed è stato presentato in varie proiezioni in Sicilia e in Piemonte (a Torino al Circolo dei Lettori e al Cinema Baretti). La tematica del lavoro su cui si impernia, sempre vista con occhio surreale e ironicamente divertito, è esaltata anche dalla scelta delle location: la metropolitana di Torino, l’ex-catena di montaggio della Lancia, la dismessa manifattura tessile di corso Casale a Moncalieri, i Docks Dora, il mercato coperto di via Negarville, sempre a Torino. Questi ed altri ambienti di decadenza post-industriale, che hanno indotto Tano Gullo di Repubblica a parlare di ‘ex-città‘, collocano la vicenda in un’atmosfera onirica e inquietante, sottolineata dalle sonorità ipnotiche del brano che funge da leit-motiv, anch’esso intitolato A game (this is not), per il quale è stato confezionato un video-clip utilizzando le immagini del cortometraggio.

cinema2Ma i meriti dell’opera risiedono anche in altri due aspetti.

Il primo sta nella trascinante energia del progetto, nato nell’ambito dell’associazione culturale senza fini di lucro MAO Organization, che ha coinvolto nell’iniziativa più di cento persone tra comparse e collaboratori di vario tipo, ma anche enti pubblici e privati (il Comune di Torino, la GTT, l’AMIAT, etc). La Mao, infatti, cerca di valorizzare talenti nell’ambito artistico, musicale e culturale, oltre che creare occasioni di socialità e divertimento.

Il secondo – più vicino al sindacato e ai suoi compiti – è l’aver posto all’attenzione, in modi inconsueti ma efficaci, la vexata quaestio del lavoro, che nella nostra società odierna sempre di più si declina in disoccupazione o cattiva occupazione. Infatti, nelle presentazioni di A game (this is not) fin qui organizzate, al termine delle proiezioni si sono sempre innescati dibattiti tra il pubblico e gli autori sul tema del lavoro che, grazie anche alla capacità dei moderatori (finora sempre giornalisti di testate come La Stampa o Repubblica), hanno fatto emergere opinioni, interrogativi e proposte piuttosto stimolanti. Forse non sarebbe una cattiva idea provare qualcosa del genere anche da noi.

Click qui per farsi un’idea…

 

Sinossi del corto:

A Game (this is not)

A Brainwash Town la crisi economica ha diviso la popolazione in due categorie.

Ci sono gli Occupati, che, accettando l’omologazione, il conformismo e la mediocrità, si sono integrati nel gruppo dei privilegiati e perciò hanno ricevuto il Simbolo di Appartenenza che sfoggiano appuntato al petto; grazie a questo segno di riconoscimento ottengono la considerazione dei loro pari e riescono

persino a trovare lavoro. Ci sono poi gli Esclusi, che invece non sono riusciti – o non hanno voluto – guadagnarsi il Simbolo di Appartenenza: malvestiti, senza un impiego fisso, vivacchiano barcamenandosi tra occupazioni occasionali, mense dei poveri e malaffare. Il Costruttore detesta entrambe le condizioni, e per restarne fuori pensa sia venuto il momento di mettere a frutto le sue conoscenze esoteriche e scientifiche. Il suo obiettivo è servirsi di un essere artificiale che lo sostituisca e, in sua vece, si procuri il Simbolo di Appartenenza e un posto di lavoro. A questo scopo ha preparato già da qualche giorno un manichino da sartoria che intende animare con il rituale del golem, procedimento basato sulla Kabbalah ebraica già sperimentato con successo secoli fa in Spagna e a Praga. Ma nel suo potenziale alter ego c’è qualcosa che non lo convince e una mattina, al risveglio da sonni inquieti, il Costruttore decide di uscire con i suoi appunti per cercare… non sa bene cosa. Senza una meta, il nostro vaga per un po’ nel decadente paesaggio urbano finché, giunto nel negozio del Baleniere, un rigattiere suo amico, ha una folgorazione: riflesso in uno specchio, il codice T3M3 con cui è stato catalogato un vecchio robot giocattolo gli sembra la parola EMET, che in ebraico significa ‘verità’ e deve essere scritta sulla fronte del golem per infondergli la vita. E’ il segno che aspettava. Acquistato il robot, il Costruttore si affretta verso il suo laboratorio. Lungo il cammino lo aspettano due diversivi: prima si ferma a recuperare il palloncino sfuggito a una Bambina, poi deve difendersi

dall’aggressione di un Barbone che, insieme ad altri indigenti, stava consumando il pasto nel refettorio di Mustafà il Misericordioso. Il laboratorio è un ambiente ingombro di fantocci umanoidi di ogni dimensione, apparecchiature dalla

funzione spesso incomprensibile, strumenti musicali e, ammassati sopra un tavolo, libri di svariati argomenti e diversi autori: ci sono testi di cibernetica e di alchimia, l’Aurora consurgens e Max Planck, Isaac Newton, Giordano Bruno e Paracelso. Qui il Costruttore può dedicarsi al suo progetto e sottopone al cerimoniale segreto sia il manichino antropomorfo sia l’automa giocattolo; l’impulso irresistibile che gli provoca il ricordo del palloncino che ha riconsegnato alla Bambina, però, lo costringe

a concludere l’attivazione del robot insufflandogli nella testa l’elio di una bombola. Ora il Golem Grande e il Golem Piccolo sono pronti a obbedire agli ordini del loro creatore, che saranno impartiti tramite la melodia del Salmo XVII composto dal musicista barocco Baldassarre Vitali.

 

 

Chi sono ?

La MAO Organization è un’associazione culturale di recente costituzione con sede a Torino che ha come obiettivo ultimo la produzione di opere artistiche e la promozione di eventi a sfondo culturale, musicale, sportivo e artistico.

La finalità dell’associazione è di fare accostare i soci al mondo artistico e culturale, coinvolgendoli direttamente nella produzione delle opere stesse (ad esempio la recita in un film, l’allestimento di una mostra fotografica, la preparazione di un’opera teatrale, l’organizzazione di un evento sportivo).

Altra finalità dell’associazione è di promuovere e dare visibilità alle opere realizzate tramite eventi organizzati in ambito internazionale con l’aiuto dei soci mandatari, ciascuno dei quali risiede ed è responsabile operativo delle attività della MAO Organization nell’ambito del proprio territorio. La relazione con le principali istituzioni, associazioni ed imprese distribuite sul territorio è un ingrediente fondamentale e necessario per permettere alle varie componenti sociali di accedere alle iniziative culturali proposte. La MAO Organization si avvale di collaboratori su tutto il territorio nazionale (Torino che è la sede, Milano, Roma, Padova, Verona, Palermo, Catania, Bologna) e in alcune delle principali capitali internazionali. La capillarità consente ai soci di avere un punto di riferimento sulla vita culturale delle città su cui risiede un socio mandatario.

www.maorganization.org

https://www.facebook.com/MAOORGANIZATION?fref=ts

La redazione de “Il Tasso”


martedì 30 settembre 2014 - Cinema, Redazione -
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