Il Bambino e il Gatto Bianco 

J.B. guardò con fierezza e soddisfazione fuori dalla finestra.

 Il suo ufficio, all’ultimo piano di uno dei grattacieli più alti di New York, dominava l’intera città.

C’è l’ho fatta!” pensò fra sé, era diventato il presidente del maggior gruppo finanziario statunitense. Lui, nato da genitori operai e nonni contadini, aveva saputo salire, gradino per gradino, l’intera scala sociale.

J.B cominciò ad osservare la propria stanza,  girò intorno alla scrivania e, giunto al centro, si fermò a guardare l’intero ufficio. Tutto ostentava ricchezza ed autorità, tutto era bello e prezioso. Quando, molte ore più tardi, terminato il suo primo giorno da presidente dell’ ”Istitut Bank of America”, J.B uscì dall’ufficio e s’imbatté in un bambino sporco  e  malvestito  con  in  braccio  un gattino bianco che, se fosse stato possibile, era ancora più malmesso del bimbo stesso.

L’uomo dapprima lo evitò (non gli erano mai piaciuti i mendicanti, anche se bambini) poi però pensò che quello era stato un gran giorno per lui e, per questo, si sentì di animo più gentile.

Tornò, allora, indietro per dargli una moneta, ma, inspiegabilmente, il bambino con il suo micetto erano scomparsi.

L’episodio gli sembrò così surreale da fargli tornare in mente un vecchio proverbio del nonnoUn bambino povero ed un gatto bianco possono darti un tesoro molto più grande di un forziere pieno di monete d’oro”.

Che cosa volesse dire il nonno con quel proverbio non l’aveva mai capito bene.

Passarono tre anni e dopo quel giorno a J.B. tutto sembrò perdutamente cambiato.

 I giornali parlavano dello “scandalo finanziario del secolo, e improvvisamente, tutto stava crollando. Era stanco, e cosi’ prese il suo cappotto ed uscì dall’ufficio ma, appena girò l’angolo, si trovò di fronte il bambino con il gatto bianco.

Era lo stesso di tre anni prima, con lo stesso gatto, gli stessi vestiti, persino, gli parve,  lo stesso sguardo. La visione lo colse di sorpresa e lo irritò allo stesso tempo. “Non ho spicci” disse bruscamente. “Non sono qui per avere da te” rispose il bimbo.

J.B. indietreggiò per guardare meglio quel ragazzino “Cosa vuoi allora?

Voglio regalarti un sorriso ed un tesoro”. L’uomo rimase a bocca aperta, stava sognando forse od aveva le allucinazioni? Sembrava la vecchia storia del nonno che si concretizzava lì davanti ai suoi occhi...

J.B. rimase immobile, lo stupore gli immobilizzò il corpo, gli tolse le parole, sembrò fermare il tempo, mutare perfino il luogo in cui si trovava.

La sensazione di non trovarsi più in mezzo ai grattacieli di New York, ma in un altro posto, che sentiva di conoscere ma che non riusciva a realizzare bene quale esso fosse, come accade a volte nei sogni, lo pervase fortemente fino a convincerlo che stesse effettivamente vivendo un’ esperienza subliminale. Si guardò allora, intorno: eppure, la strada era la stessa di sempre, la porta di servizio era rimasta identica, immobile dietro di lui. Forse, lo stress di quei giorni gli stava giocando un brutto scherzo, pensò fra sé. Cercò, quindi, di recuperare la propria razionalità: “Allora – chiese al ragazzo – di che tesoro parli?

non certo del tipo che intendi tu - rispose - ma non temere, anche se sono solo un piccolo vagabondo vestito di stracci posso comunque darti qualcosa che ti manca  da  molto  tempo” 

 “Dimmi  cosa !!”    disse spazientito J.B.

“Non avere fretta, perché in realtà io posso solo darti il modo per trovare quel tesoro che tu, anche se non te ne accorgi più da molto tempo, cerchi” “Che sarebbe?” “Beh, questo non sarò io a dirtelo ma il mio gatto Arthur, puoi anche non crederci, ma io, se fossi in te lo seguirei ” e, mantenendo gli occhi fissi su J.B., alzò il braccio sinistro ad indicare la direzione che il gatto aveva preso.

L’uomo seguì istintivamente il gattino e cominciò a corrergli dietro. Si sentiva finalmente libero e felice come ormai non gli accadeva da tempo.

Correva sorridente e felice, quando giunse in un prato e Arthur si fermò.

Il micio gli balzò sopra per riempirlo di affettuose fusa e J.B. lo abbracciò e si ricordò del gatto bianco del suo inseparabile amico d’infanzia Frank. Già, chissà dove era finito e cosa stava facendo ora Frank, suo amico inseparabile fino all’università poi, la vita e soprattutto il suo lavoro, li divise. Improvvisamente, però, quei pensieri s’ interruppero: l’uomo capì dove si trovava, si alzò di scatto, si guardò intorno di nuovo stupito: quello era il campo in cui giocava da ragazzo!! Non fece però in tempo a pensarlo che Arthur riprese la sua corsa e scavalcò il muretto di cinta proprio nel punto oltre il quale J.B e Frank, ai tempi del liceo, avevano costruito la loro base per le loro lotte studentesche. J.B. sorrise, prese la rincorsa e saltò il muretto.

Quel casolare in cui erano nati molti dei suoi sogni da ragazzo era proprio lì davanti a lui. Certo, era stato restaurato: la porta, gli infissi ed i muri erano tutti nuovi, ma la struttura ed il luogo erano, incredibilmente, gli stessi.

L'uomo suonò al campanello.

La porta si aprì e J.B. entrò. Ad accoglierlo c' era una ragazza dalla figura elegante e fine nei modi con un sorriso radioso ed un viso dai tratti gentili e dalla bellezza acqua e sapone.

"Buongiorno, desidera'"

"Buongiorno - rispose J.B. - cerco l' avvocato Jablonski" "ha un appuntamento?" "No, ma gli dica che sono J.B.". La signorina alzò il ricevitore dell 'intercomunicante ma non riuscì a finire la frase. La porta dello studio si aprì di colpo e di scatto uscì urlante e felice il suo vecchio amico Frank: "che ci fai qui testa di tartaruga!!". Testa di tartaruga, un vezzeggiativo che ormai non sentiva da più di vent anni. Il suo amico lo chiamava così, a sottolineare, in modo affettuoso, la sua cocciutaggine. I due si abbracciarono vigorosamente, poi, Frank lo guardò negli occhi e gli chiese: "Sono anni che non ti fai sentire, come diavolo mi hai trovato?" "E' una lunga storia, non ci crederai, ma ti ho trovato seguendo un gatto" " Un gatto!!!" esclamò stupito Frank "Non ti facevo un gattaro" " Ed infatti non lo sono, comunque è una strana storia,”

 "Dai raccontami tutto."

Parlarono così, tutto il pomeriggio. J.B. per la prima volta dopo tanti ann, poteva finalmente parlare senza avere paura che chi gli stava di fronte lo potesse tradire, utilizzare una sua confidenza per sbarrargli la strada. Quello era il mondo in cui viveva, era il mondo dell' alta finanza, dei grandi manager. Frank, invece, aveva fatto una scelta diversa, era diventato avvocato ed aveva creato un 'associazione che difendeva i diritti dei più deboli. Lui era rimasto fedele ai loro ideali giovanili, aveva continuato a credere in quei sogni. Due amici così vicini si erano perduti seguendo due strade così lontane. La giornata volò fino a tarda notte.

La sveglia trillò e J.B. si ridesto si soprassalto, “Peccato, sembrava tutto così vero ed invece è stato solo un sogno" pensò fra sè.

Nulla di tutto questo era realmente accaduto mentre i giornali aperti e sparsi sul tavolo erano lì a ricordargli la dura realtà. Il sole stava timidamente colorando l'orizzonte mentre le luci della città ancora illuminavano i palazzi e le strade. Quel panorama, che tante volte lo aveva fatto sentire forte e potente, quella mattina gli apparve freddo e vuoto. Il successo lo aveva raggiunto rinunciando all'amicizia di Frank, al calore di una famiglia, rinnegando i suoi principi.

Così, guardando l'orizzonte, mentre meditava sul suo passato, gli tornò in mente un altro vecchio proverbio del nonno "la notte porta consiglio".

"Forse - penso fra sè - questa notte mi ha davvero portato consiglio".

Decise, allora, di rintracciare il suo amico di liceo. Molte cose, incredibilmente, risultarono uguali al sogno: Frank aveva trasformato il loro quartier generale studentesco nel suo studio, era rimasto fedele ai suoi ideali lottando e difendendo i diritti dei più deboli. Anche se J.B. rimase colpito da come il sogno aveva riprodotto la realtà, da uomo pratico e razionale com'era, pensò che in fondo quello era ciò che il suo compagno di studi aveva sempre detto di voler realizzare: era, quindi, bastato questo alla sua mente per riprodurlo in sogno. Alcuni giorni dopo i due amici si ritrovano insieme a casa di Frank e fu in quel momento che improvvisamente apparve un meraviglioso gatto bianco che con la tipica eleganza dei gatti irruppe nel salone lasciando a bocca aperta J.B. "ma quel gatto da dove esce fuori?" chiese ancora sbalordito al suo amico. "Questo è Palla di neve, è un gatto a cui sono particolarmente affezionato perché me lo lasciò un bambino che stavo aiutando qualche anno fa e che purtroppo morì per una grave malattia". L'uomo d' affari si senti mancare il fiato e con ansia chiese al suo amico se avesse una foto del ragazzo "Certo, aspetta un secondo dovrei averla qui" disse l'amico e dopo qualche istante la tirò fuori da un cassetto e la porse a J.B. lasciando totalmente sbigottito: era il ragazzo saggio del sogno.
Un Vecchio proverbio dice "Un bambino povero ed un gatto bianco possono darti un tesoro molto più grande di un forziere pieno di monete d’oro", e, a volte, i proverbi si avverano...

Buon Natale a tutti.

Orlando Lentini

[Per commenti all'articolo: tasso@fisac.net]

Orlando Lentini
Autore di questo articolo, è uno degli
RSA FISAC di Torino.
orlando.lentini@intesasanpaolo.com

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Tasso ver.3.0 n.11 - dicembre 2011 - FISAC/CGIL ISP Liguria Piemonte Val d'Aosta - archivio - credits