Alcune riflessioni sul sistema bancario italiano, alla vigilia della presentazione della piattaforma del contratto nazionale

La drammatica crisi finanziaria che ha investito il pianeta nell’autunno 2008, ha colpito il nostro sistema bancario meno pesantemente di altri.

Da noi le banche sviluppano da sempre un’importante azione sul territorio, mentre, rispetto ad altri Paesi occidentali, sono meno presenti sui mercati finanziari internazionali. Questo ci ha permesso di “soffrire” meno nella prima parte della crisi, ma adesso che le tensioni interessano maggiormente l’economia reale, siamo noi ad avere le maggiori difficoltà.

Con un Governo non particolarmente sensibile alle esigenze del Paese, l’attività economica non solo rimane stagnante, ma non fa prevedere particolari prospettive di espansione per l’immediato futuro.

Senza una vera e propria politica economica finalizzata allo sviluppo, il sistema bancario non può autonomamente essere motore di un rilancio. I nostri Istituti di credito godono di una discreta solidità finanziaria, ma non hanno abbastanza risorse da riversare verso le aziende e soprattutto non possono permettersi un esposizione al rischio insolvenza ancora più alta di quella attuale (senza parlare poi dei vincoli imposti da “Basilea 3”). Ricordiamo che durante la crisi finanziaria i governi Inglese, Olandese e vari altri riversarono fiumi di denaro nelle casse delle banche in difficoltà, mentre le nostre ebbero a disposizione i poco appetibili “Tremonti bond”. Questo, fra l’altro, ha costituito anche una forma di dumping di fatto, che ha privilegiato e privilegia le banche di alcune nazioni rispetto ad altre. Il tanto declamato sistema costituito da banche internazionali che agiscono in un regime di libera concorrenza mondiale, non ha resistito alla prova dei fatti.

Per cui, riassumendola in poche parole, questa è la situazione in cui ci troviamo alla vigilia del varo della Piattaforma del nostro Contratto Nazionale: crisi economica generale e riduzione pesante degli utili in tutto il sistema bancario.

Le responsabilità possono essere attribuite a tantissimi soggetti (analisi complessa e sterminata, che ovviamente non verrà nemmeno accennata in questo testo), ma sicuramente non ai lavoratori. Dalle analisi svolte sul nostro settore, il costo del lavoro risulta stabile negli ultimi anni, a parte ovviamente il recupero dell’inflazione.

Anche i manager che in tutto il mondo hanno contribuito a creare questa crisi di sistema, oggi considerato costoso e inefficiente, continuano ad avere retribuzioni stabili, cioè ad essere strapagati e questo è un fatto moralmente inaccettabile, ma anche non irrilevante economicamente. Pensate che i circa 500 colleghi assunti da Intesa San Paolo tramite un accordo (non firmato dalla Fisac Cgil) che ha previsto la riduzione del loro stipendio del 20%, fanno risparmiare all’azienda grosso modo il compenso annuo di uno solo dei suoi manager. Per non parlare della buona uscita ricevuta da Profumo quando è stato “licenziato” da Unicredit.

Questo significa che si può essere disponibili, collaborativi e responsabili rispetto ad una maggiore razionalizzazione del sistema bancario (vedi ad esempio gli stravolgimenti organizzativi che si stanno mettendo in atto nel gruppo Unicredit), che porti alla riduzione dei costi, la leva principale su cui ci aspettiamo che punteranno i piani industriali che stanno per essere presentati (per aprile attendiamo quello di Intesa San Paolo). Ma non si può certo pensare ad un confronto che parta dai nostri stipendi e dai nostri posti di lavoro, come invece sembra risultare da alcune interviste rilasciate alla stampa da alcuni rappresentanti di spicco dell’ABI.

Di conseguenza non possiamo che confermare la disponibilità a trovare soluzioni che permettano il rilancio delle nostre banche, soprattutto come presupposto al rilancio dell’intero Paese. Ma questa disponibilità non può essere unilaterale e soprattutto non potrà significare riduzione del potere d’acquisto, riduzione di diritti indisponibili alla contrattazione e nemmeno sacrifici insostenibili rispetto alla qualità delle condizioni del nostro lavoro.

Nelle prossime settimane ci confronteremo con una piattaforma di CCNL che ribadirà in modo articolato le nostre richieste. Prepariamoci a difenderle con convinzione, perché il percorso di questo rinnovo contrattuale, viste le recenti dichiarazioni dell’ABI, ha tutti i presupposti per essere complesso e accidentato.

Giacomo Sturniolo

[Per commenti all'articolo: tasso@fisac.net]

 
Giacomo Sturniolo
Segretario Generale della FISAC CGIL Piemonte.
Per contattarlo:
giacomo.strurniolo@fisac.net

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Tasso - ver.3.0 n.07 - marzo 2011 - FISAC/CGIL ISP Liguria Piemonte Val d'Aosta - archivio - credits